Quando ai sintomi non si dà una una risposta…L’Osteopatia la trova


 

Sempre più spesso giungono alla mia osservazione persone con sintomi disparati in fase cronica, segno di un malessere radicato, che compromette la qualità di vita in ogni aspetto della quotidianità.

 

 

Il quadro sintomatico che viene riferito spesso contempla disturbi di natura diversa, quali:

  1. Cervicalgia
  2. Dorsalgia
  3. Lombalgia
  4. Cefalea
  5. Tachicardia ed aritmie
  6. Dispnea e disfonia
  7. Nausea, vomito, vertigini
  8. Gastralgie, reflusso, stipsi o colite
  9. Impotenza
  10. Assenza o ritardo del ciclo mestruale
  11. Senso di oppressione al petto, mancanza d’aria
  12. Stanchezza cronica accompagnata spesso da insonnia

e spesso associati a “stati d’ansia”, “attacchi di panico” e/o “stati depressivi, che talvolta vengono interpretati erroneamente come sintomi a sé stanti e non correlati fra loro.

La consulenza di un Osteopata di norma viene richiesta a valle di un lungo peregrinaggio tra specialisti e indagini di ogni tipo, finalizzate ad eseguire una diagnosi differenziale, che, il più delle volte, non evidenzia alcuna patologia specifica.

 

 

La domanda ricorrente del paziente in questi casi è sempre la medesima: “Dagli esami non risulta nulla, perché io sto così male?”  

La risposta al quesito non è semplice da dare a qualcuno che approccia all’Osteopatia da profano, soprattutto se è una prima esperienza, indotta normalmente dal consiglio di un familiare/amico o conoscente.

Spesso i pazienti si rivolgono all’Osteopata conoscendo quasi nulla di questa disciplina e pertanto per dare una risposta esauriente è necessario spiegare uno dei principi cardine di questa disciplina.

 

La mente, lo spirito ed il corpo rappresentano i lati di un triangolo definito “triangolo della salute”.

Ognuno di questi tre elementi deve mantenere un equilibrio ed una proporzione costante, in quanto la perdita di uno dovrà essere compensata da uno o da entrambi gli altri sistemi. 

I “padri dell’osteopatia”, enunciando i principi della dottrina, posero l’accento sull’importanza del corpo in quanto “Unit” (un’unità di spirito, mente e struttura) e sul potere di “autoguarigione del corpo” attraverso la ricerca della salute “nella sua forma e funzione” (con questo concetto si vuol sotto-intendere che la forma interferisce e influenza la funzione e viceversa).

Questa stretta correlazione, se da un lato ci aiuta a ripristinare un equilibrio funzionale quando agiamo su un singolo sistema, allo stesso modo può, a cascata, come “una marea”, condurci ad uno stato di “non salute”.

Come una mappa, sul nostro corpo rimangono impressi i segni di ogni trauma fisico ed emotivo e toccherà all’osteopata intraprendere questo viaggio per ricondurre il soggetto al miglior stato di salute possibile.

Per far ciò l’osteopatia si avvale di tecniche valutative (strutturale, fasciale, cranio sacrale e viscerale), che consentono di comprendere il percorso che ha portato il soggetto allo stato attuale.

Il passo successivo sarà indagare e liberare lo stato di “compressione del sistema”, responsabile di una distonia neurovegetativa, che porta all’insorgenza di segmenti facilitati che si autoalimentano.

La valutazione osteopatica potrà evidenziare le seguenti condizioni:

  1. Forte compressione cranio sacrale, presenza di disfunzioni non fisiologiche, tensione durale con conseguente riduzione del lume di alcuni fori ed interessamento dei relativi nervi (n. vago in primis).
  2. Importante tensione di tutta la muscolatura cervicale e sub nucale (rigidità nucale caratteristica), tensione della fascia cervicale anteriore e dei muscoli ioidei.
  3. Postura con atteggiamento cifotico, spalle anteposte, rigidità toracica, limitazione della respirazione diaframmatica
  4. Disfunzioni vertebrali sulla colonna (disfunzioni viscero somatiche), determinate da tensioni legamentose viscerali (fegato, stomaco, cuore)
  5. Disfunzioni osteopatiche viscerali (addome gonfio, dolente, non approcciabile alla palpazione )

 

 

Ciò che emerge da una valutazione osteopatica è estremamente variabile; è compito dell’osteopata riorganizzare i tasselli del puzzle e decidere a quali dare importanza e quali invece rappresentano degli adattamenti secondari.

L’OSTEOPATIA si occupa di questo: di far emergere lo stato di salute del soggetto e non di soffermarsi sui sintomi, instradando il sistema sulla “via della salute”.

 

 

Spesso si tratta di un percorso faticoso, sia per il paziente, spesso sconfortato da precedenti insuccessi terapeutici, sia per l’operatore, che deve agire su un “terreno” cronico, il più delle volte da lungo tempo.

Tuttavia questi sono i casi che, nel momento in cui si riesce a migliorare la qualità di vita del paziente, restituiscono maggior soddisfazione. Vedere un sorriso sereno sul viso di chi tempo prima era davanti alla tua scrivania pieno d’angoscia dà un senso ai sacrifici  e allo studio enorme che sta alla base della professione di Osteopata.

Antonella Mancin, Dott.sa in Scienze Motorie, Osteopata

D.I.C.A. UN METODO DI GESTIONE DELLA DISFUNZIONE OSTEOPATICA


Sappiamo bene che la disfunzione osteopatica porta ad una problematica primaria, da individuare, indagare e correggere con tecniche di diverso tipo (siano esse dirette, indirette, riarticolatorie, fasciali, ecc..).
Molte volte però la risposta del corpo e che approccio avere in seconda seduta e nelle successive non è definibile in modo semplice; in questo articolo suddivideremo il nostro intervento per riportare l’individuo  ad un nuovo equilibrio in 4 semplici passaggi che ci possono aiutare a gestire in maniera completa ed esauriente la persona da trattare.

D.I.C.A.
Cominciamo ad individuare l’acronimo:
DESTABILIZZARE
INFORMARE
CORTICALIZZARE
AUTOMATIZZARE

Ora andiamo ad analizzare nel dettaglio ogni punto per capire come inserirli nel percorso verso la maggior salute e come collegarli tra loro.

 

DESTABILIZZARE

Destabilizzare = rendere meno stabile, instabile; turbare l’equilibrio, l’assetto […] (Garzantilinguistica)
Come dice l’etimologia della parola destabilizzare significa turbare l’equilibrio; quando in un approccio osteopatico dobbiamo destabilizzare? Com  e facciamo a destabilizzare un sistema?
Turbare l’equilibrio vuol dire “resettare” il corpo da una organizzazione che ha ormai portato ad una disfunzione osteopatica, tale per cui se non si rimuovesse la causa primaria non si potrebbe riorganizzare il sistema..
Per destabilizzare il sistema l’osteopata ha diverse armi a sua disposizione. La più conosciuta (e più appariscente) è la via della tecnica diretta che scatena poi una risposta fasciale. In alternartiva, si può destabilizzare un sistema anche con delle tecniche, ad esempio, viscerali oppure cranio-sacrali che “sbloccano” la causa primaria mettendo in crisi il sistema.

INFORMARE
Dopo aver messo in crisi il sistema corporeo
, togliendogli certezze, il corpo si ritroverà in una situazione di confusione (questo può essere anche causa di un peggioramento o di un malessere nei giorni immediatamente successivi al trattamento). Partendo da questa “confusione” noi terapisti dovremo “accompagnare” il corpo verso la salute e quindi ecco l’importanza di INFORMARE, attraverso tecniche che permetteranno al sistema di imparare la nuova posizione da tenere. Potremo agire, ad esempio, con delle tecniche a distretti corporei come PNF o tecniche ad energia muscolare per permettere al nostro sistema afferente di riorganizzare autonomamente il proprio equilibrio.

 

CORTICALIZZARE

Questo aspetto merita un approfondimento prima di entrare nel merito del trattamento pratico. Cosa significa corticalizzare?
In specifico corticalizzare significa apprendere in maniera volontaria i movimenti che permettono il controllo posturale nella vita quotidiana, attraverso l’utilizzo di più recettori possibili.
Quindi per corticalizzare un gesto bisogna creare delle difficoltà al sistema (ad esempio dei disequilibri) e far sì che sia lo stesso sistema a risolvere la difficoltà, attraverso l’uso tutti i recettori: podalico, oculare, trocleare, sensitivo ecc.

 

AUTOMATIZZARE

Significa rendere un gesto non più volontario, ma involontario. Vuol dire quindi assicurarsi che il corpo abbia imparato a rimanere in salute e non si porti più verso una disfunzione. L’automatizzazione serve anche a prevenire problematiche che potrebbero essere causate da eventi esterni non previsti (come ad esempio un trauma, che potrebbe crearmi una nuova disfunzione osteopatica).

 

 

CASO PRATICO

L’esempio pratico, descritto di seguito, ha lo scopo di chiarire come poter riportare IN SALUTE una persona con una problematica osteopatica e come permettere al suo corpo di gestire poi l’equilibrio raggiunto.
A questo proposito possiamo affermare che se la problematica si struttura per molto tempo (quindi la memoria disfunzionale è molto radicata) sarà più difficile, sia destrutturare il sistema, sia riorganizzarlo; al contrario, se la problematica è recente non vi sarà ancora una disfunzione strutturata a livello fasciale, per questo potrebbe bastare un lavoro di destabilizzazione per risolvere la problematica osteopatica.
Analizziamo il caso di  una persona con un dolore localizzato, ad esempio, sottoscapolare destro, comparso per caso una mattina al risveglio. Il dolore insorge soprattutto al mattino appena sveglio e migliora col movimento.
In prima seduta è giusto valutare la situazione osteopatica, partendo dal macro arrivando al micro (dopo la raccolta dati), alla ricerca delle disfunzioni presenti e soprattutto della disfunzione primaria.
Supponiamo di trovare un’ala iliaca in posteriorità destra che porta ad una retrazione delle catene fasciali crociate (meridiani di Myers) e quindi ad una contrattura posturale sotto la scapola destra.
“Liberiamo” l’ala iliaca di Destra con una tecnica diretta per  DESTABILIZZARE il sistema.
Il soggetto riferirà alcuni effetti collaterali nei giorni successivi (non codificabili teoricamente).
Rivalutando il problema,  a distanza di qualche settimana, potremmo osservare che il corpo non è più strutturato attorno alla disfunzione, tuttavia presenta ancora una memoria disfunzionale, che potrebbe ricreare il problema nel giro di poco tempo.
Proseguendo, lavoreremo con tecniche fasciali (oppure cranio-sacrali o muscolari a settori) per INFORMARE il corpo di come dovrà gestire le nuove informazioni.
A questo punto, terminate le sedute osteopatiche, sarà necessario pianificare un lavoro progressivo che preveda degli input di INSTABILITA’.  Quindi, lavoreremo per CORTICALIZZARE,  utilizzando piani molto instabili, che richiedono concentrazione ed attenzione attiva per mantenere l’equilibrio.  Ad esempio si potranno prevedere lavori di disequilibrio, che inducono un sistema destabilizzato e informato, ad una riprogrammazione. Al medesimo scopo si potranno proporre lavori che inibiscono o elicitano altri recettori (es. occhi chiusi oppure risposta propriocettiva ad una stimolazione cutanea).
A questo punto, è necessario fare un’ulteriore passaggio per portare il corpo a “camminare da solo” e quindi a gestire le problematiche ed i carichi esterni senza creare nuove disfunzioni.
Riusciamo a fare quest’ultimo passaggio andando ad AUTOMATIZZARE il controllo motorio attraverso dei piani meno instabili o un iter del passo in disequilibrio,  impegnando contestualmente l’attenzione in altri gesti o opere cognitive (il soggetto cammina su piani instabili di facile gestione e  legge contemporaneamente un’informazione scritta in una zona della palestra o dello studio).
In sintesi, siamo partiti da una disfunzione localizzata in un distretto corporeo che ha generato uno stato di NON SALUTE e siamo giunti, ripristinando l’equilibrio posturale e un rage di mobilità fisioligica, ad ottenere nuovamente uno stato di SALUTE.

Mattia Giacobone, Dott. Scienze Motorie, Osteopata.

 

L’Osteopatia conquista più di 10 milioni di Italiani


 

 

A fine gennaio il quotidiano Repubblica ha pubblicato un articolo che riportava i dati del sondaggio condotto dal sociologo Renato Mannheimer relativo all’Osteopatia in Italia.
Secondo i dati presentati dal Sociologo:
1. Due italiani su tre conosce l’osteopatia e circa il 20% ha fatto ricorso nella propria vita ad un osteopata per sé o per un proprio familiare.
2. Nel 90% dei casi vi è stato un riscontro soddisfacente.
3. Nel 70% dei casi gli italiani si rivolgono ad un osteopata per trattare lombalgie e problematiche alla schiena. Inoltre, è sempre più frequente il ricorso alla pratica osteopatica per gestire in generale il dolore, acuto e cronico e pertanto trova riscontri positivi e soddisfacenti anche nel trattamento di disturbi diffusi come la cefalea muscolo tensiva oppure relativi all’apparato gastro-intestinale (colon irritabile, stitichezza, reflusso gastro-esofageo).
4. Sempre più diffuso e con ottimi risultati (suffragati anche dalla ricerca) risulta essere il ricorso all’Osteopatia in ambito pediatrico. Oggi l’Osteopatia può certamente trattare in età pediatrica problematiche di natura posturale e di sviluppo neuro-psicomotorio, ma trova altresì riscontro anche nel trattamento di importanti disfunzioni, quali le plagiocefalie. Read more…

YOGA, le nuove tendenze


Attraverso lo Yoga si esegue un accurato lavoro di pulizia, depurando il corpo e lo spirito. Esercitarsi con le ASANA e il PRANAYAMA aiuta a conseguire un buon rilassamento, riallineare e distendere le articolazioni e tonificare i muscoli.
Come la luce bianca è fatta di sette colori, così l’unico yoga è declinato in diversi stili, che permettono di lavorare sul corpo in modi diversi. Agli stili antichi, con la diffusione dello yoga in occidente, si sono aggiunte numerose tendenze che partendo dalle forme di yoga tradizionali, ne hanno esaltato singoli aspetti.
Tra i tantissimi tipi di yoga che sono presenti oggi, ne abbiamo scelti alcuni:
BIKRAM, RISATA, JIVAMUKTI, ACROYOGA, YIN YOGA, ANSURA YOGA, SPINE YOGA.

BIKRAM YOGA / HOT YOGA
Bikram Choud-hury nativo di Calcutta, lo realizza negli anni Settanta. Dalle tradizionali tecniche di Hatha selezionò una sequenza di 26 asana e tecniche di respirazione. La caratteristica saliente del Bikram Yoga è che si svolge in una stanza riscaldata a 40 °C con il 40% di umidità, con lezioni che durano 90 minuti eseguite di fronte ad uno specchio. Bikram Yoga è un marchio registrato ed è insegnato solo nei centri che abbiano la licenza. Esiste uno stile concorrente l’Hot Yoga, molto simile. Ambedue gli stili Bikram Yoga e Hot Yoga sono stati accusati di potenziali rischi per la salute, per gli effetti che umidità e calore possono causare, quali calore eccessivo (ipertermia) e disidratazione. Quindi non è uno stile adatto a tutti ed è necessario essere ben idratati e fare regolari pause di recupero. Tuttavia per chi non pone problemi di salute, la situazione ambientale, ha il vantaggio che aiuta a rilasciare tossine e ad aumentare la mobilità articolare e la elasticità muscolare.
YOGA DELLA RISATA
Ideato negli anni novanta. dal Dott. Madan Kataria medico e gelotologo (gelotologia è la disciplina che studia il fenomeno del ridere). Esperto della vasta letteratura scientifica che descrive i benefici della risata sulla mente umana e sul corpo, realizza questo stile con l’obiettivo di utilizzare la risata, l’allegria e il buon umore a fine terapeutico. Durante le lezioni si utilizzano soprattutto tecniche respiratorie e vocalizzi
JIVAMUKTI YOGA
Ideato a New York nel 1984 da David Life e Sharon Gannon. È basato sui precetti chiave della Ahimsa (non violenza), Bhakti (devozione), Shastra (scritture), Dhyana (meditazione) e Nada (musica). Il Jivamukti Yoga unisce vigorosi vinyasa e asana con ricerca spirituale ed etica. Fondamentale è la musica per questo stile, le lezioni spesso sono accompagnate da un sottofondo muhttp://www.infrop.it/wp-admin/media-new.phpsicale.
ACROYOGA
Yoga di coppia nato negli anni novanta è dato dall’unione di Yoga, Acrobatica e Massaggio Thai sospesi. Attività da fare in due o in tre per sicurezza, le sue asana sviluppano l’equilibrio, il controllo della tensione del corpo e la coordinazione. Essendo eseguito non in modo individuale, sviluppa la capacità di relazionarsi, la responsabilizzazione (nel tenere in equilibrio il compagno) e la fiducia in sé.
YIN YOGA
Fondato negli anni Settanta dal campione delle arti marziali Paulie Zink. Lo Yin Yoga è una pratica intensa e semplice, che persegue un profondo rilassamento del corpo, la stimolazione dell’energia vitale degli organi e dei meridiani (simili ai nadi indiani) assieme alla calma delle emozioni. Prepara il corpo e la mente per la meditazione. Segue i concetti taoisti di Yin e Yang, cercando l’equilibrio tra queste forze della natura. In questo stile si mantengono le asana per cinque minuti, con lo scopo di migliorare la flessibilità delle articolazioni e la circolazione. Le asana ricordano quelle dell’Hatha yoga, però spesso hanno nomi differenti e richiedono uno minore sforzo muscolare. Lo Yin Yoga è una tipo di yoga passivo per stimolare una ricerca spirituale e realizza un riequilibrio della parti del corpo Yang e Yin.
ANASURA YOGA
Anusara Yoga, stile inventato da John Friend alla fine degli anni novanta. Anusara è un termine che origina dal Kularnava Tantra, e significa “fluire con grazia , seguire il cuore”. Si basata sui principi di allineamento attitudine e azione e usati per unirsi al lato spirituale. In questo stile si unisce l’Hatha Yoga con la Filosofia Tantrica del Cuore che segue tre principi di base: Jnana Shaki (allineamento), nel quale si ricerca un aumento della coscienza con l’integrazione delle parti del corpo tra loro, attraverso una ricerca di allineamento. Iccha Shaki (attitudine), è l’intenzione piena, l’azione che viene dal cuore. Kriya Shaki (azione) intesa come applicazione con energia e potenza dei punti precedenti. In Anusara Yoga si considerano 250 asana, da combinare liberamente per permettere un contatto la più profonda di noi.
SPINE YOGA
Lo Spine Yoga definito anche lo “yoga della colonna”, fondato da Mario Longhin insegnante yoga e osteopata e massofisioterapista, in questo stile si unisce lo yoga all’osteopatia. Le varie tecniche classiche dello Hatha Yoga, asana, pranayama e rilassamenti, sono applicate seguendo un concetto a spirale delle catene muscolari. L’allineamento della colonna, concetto già ben presente nello yoga classico, qui è approfondito secondo i canonici osteopatici. Chi pratica Spine Yoga ritrova un controllo della colonna a partendo da ciò un controllo di sé. Una sintesi dello Spine Yoga sono nella parole dello stesso M. Longhin: “La colonna è un microcosmo che include spazi fisici e metafisici”.
YOGA3GIOIELLI®
Il termine sanscrito “yoga” deriva dalla radice “yuj” che significa UNIRE, LEGARE INSIEME, AGGIOGARE. Riunire il proprio sé al Sé universale, intendendo con questo soprattutto ritrovare la consapevolezza della vera natura dell’uomo e del cosmo. Nello YOGA3GIOIELLI®, il significato di UNIRE, LEGARE INSIEME è usato invece nel senso di UNIRE le tre tecniche, i MAKKO – HO, i 5 TIBETANI e lo YOGA. Uniamo queste tecniche per realizzare una sinergia, una metodologia che ha il fine di ritrovare e mantenere il proprio benessere. Prerequisito essenziale per avere la salute e prevenire le malattie. Infatti nella visione orientale la salute e la prevenzione corrispondono al mantenimento e al ripristino dell’equilibrio del fluire dell’energia. Ecco che nello YOGA3GIOIELLI®, prima si eseguono i MAKKO – HO, come “VALUTAZIONE” dello scorrere dell’energia nei cinque elementi, poi i 5 TIBETANI per “ATTIVARE” i vortici, stati di coscienza, motori profondi di questa circolazione. In sinergia a tutto questo, poi si esegue lo YOGA con una serie di asàna, che agiscono sui percorsi dei meridiani come ulteriore stimolo e “SCIOGLIMENTO DEI BLOCCHI”. Infine nuovamente i MAKKO – HO come “VERIFICA”, per analizzare, se le posizioni troppo facili e troppo difficili si sono riequilibrate; segno di un riequilibrio anche della circolazione energetica.

Questo è lo YOGA3GIOIELLI® BASE.  Esiste uno YOGA3GIOIELLI® BASE, “GENERICO” nel quale lo YOGA apre i meridiani del MASSIMO YIN e del MASSIMO YANG, e vari YOGA3GIOIELLI® BASE, “ORIENTATI”, nei quali lo YOGA apre i MERIDIANI DI UN DETERMINATO ELEMENTO, seguendo le indicazioni DEI MAKKO- HO. Tabella degli Elementi e Meridiani
tabella degli elementi1

YOGA3 GIOIELLI®, però può essere svolto in modo ancora diverso realizzando:

YOGA3GIOIELLI® BREVE / YOGA3GIOIELLI® BREVE (BV) nel quale le tecniche dello YOGA3GIOIELLI® BASE si eseguono a coppie (mk – 5t, mk – yg, 5t – yg).
A supporto di questi studi pratici dello YOGA3GIOIELLI® BASE, ci sono libri e dispense riassuntive o di approfondimento. Lo schema dello YOGA3GIOIELLI® è poi integrato con altri metodi che realizzano il raggiungimento di altri obiettivi o il soddisfacimento di altre esigenze. Anche qui, a supporto di questi studi pratici, ci sono libri e dispense riassuntive o di approfondimento. Avremo quindi queste altre possibilità:

  1. YOGA3GIOIELLI® RAPIDUM / YOGA3GIOIELLI® RAPIDO (RA), nel quale si esegue una sola tecnica, tra due esecuzioni di MAKKO- HO.
  2. YOGA3GIOIELLI® MUNIENS / YOGA3GIOIELLI® CHE FORTIFICA All’unione delle tre tecniche è aggiunta un’altra con il fine di realizzare una muscolazione, cioè di sviluppare come volume e forza i muscoli.
  3. YOGA3GIOIELLI® SUPER MUNIENS / YOGA3GIOIELLI® CHE FORTIFICA OLTRE (DI PIÙ) In questo caso all’unione delle tre tecniche sono aggiunte tutte e due tecniche, sia il METODO LA FAY UOMINI e DONNE, sia il METODO TABATA.
  4. YOGA3GIOIELLI® SUSTINENS / YOGA3GIOIELLI® CHE SOSTIENE All’unione delle tre tecniche sono aggiunte altre tecniche, con il fine di sostenere particolari carenze o bisogni del Soggetto.
  5. YOGA3GIOIELLI® CUM UNA INDUSTRIĀ SUSTINENS (CUIS) /YOGA3GIOIELLI® CHE SOSTIENE CON UNA ATTIVITÀ. Questo metodo si usa ogni qualvolta, è necessario applicare una sola tecnica per risolvere particolari carenze o bisogni del Soggetto su cui si somministra il metodo.Queste tecniche sono:
    • metodo LA FAY UOmini e DONNE
    • METODO TABATA le “tecniche d’aiuto”
  6. YOGA3GIOIELLI® ADIUVANS/ YOGA3GIOIELLI® CHE AIUTA Sono le tecniche d’aiuto aggiuntive, somministrate per esigenze particolari o approfondimenti in nuovi ambiti.

Enrico Degani, Dottore in Scienze Motorie, ideatore metodo YOGA3GIOELLI®

Il Training autogeno, un sentiero che conduce al BenEssere


thIPZAU5V0Il Training Autogeno è un sentiero che porta ad un isola in cui potrete rifugiarvi quando ne sentirete il bisogno, per staccare la spina e liberarvi delle preoccupazioni della vita quotidiana. Lungo questo sentiero si percepiranno molte sensazioni (pesantezza, calore, freschezza), che ci faranno raggiungere stati di calma interiore e di rilassamento muscolare assieme ad una serie di altri effetti benefici.”

Il Training Autogeno è una tecnica di auto-rilassamento ideata dallo psichiatra J. H. Schultz negli anni trenta. Si tratta di un vero e proprio allenamento psico-fisico che può essere esercitato in  autonomia.
Consiste in una serie di esercizi mentali utili a conseguire un miglioramento del benessere psicofisico dell’individuo. Il Training Autogeno è utile per combattere tutte le situazioni in cui l’ansia e lo stress possono influenzare la prestazione (ansia pre-esame e pre-gara) oppure tutti quei disturbi in cui, la componente emotiva è parte integrante del sintomo, ovvero:Immagine3

1) Insonnia
2) Dolore (disturbi gastrointestinali, emicrania, dolori del parto….)
3) Difficoltà di memoria e concentrazione
4) Attacchi di panico
5) Disturbi alimentari
6) Disturbi psicosomatici (asma, allergie, ulcera, malattie della pelle).

La tecnica proposta induce un progressivo rilassamento mentale e muscolare, che abbatte gli effetti dell’ansia o del dolore o dello stress, migliorando in tal modo la propria condizione psico-fisica, le prestazioni e le perfomance individuali.
Attraverso l’esecuzione di sette esercizi, svolti quando si è alle prime armi con l’ausilio di un conduttore esperto, ma che nel tempo possono essere eseguiti in completa autonomia, si ottiene uno stato di calma interiore e di benessere psico-fisico. La tecnica è ripetibile ogni qual volta se ne senta l’esigenza.

Quando il TRAINING AUTOGENO può essere utile?

Hai deciso di smettere di fumare, ma ti sei reso conto che la sigaretta aveva un effetto “rassicurante”. Sei a dieta e spesso ti rendi conto che fai fatica a gestire gli attacchi di “fame nervosa”. Le tue prestazioni scolastiche e lavorative sono condizionate dall’ansia o dallo stress. Sei una mamma in attesa e hai paura di non riuscire a gestire il dolore durante il travaglio. Soffri di insonnia o di attacchi di panico. Il Training Autogeno è un importante ausilio per affrontare tutte quelle situazioni in cui la componente emotiva rende difficoltoso gestire le sensazioni fisiche sgradevoli.

gravidanza-giovani-1Il TRAINING AUTOGENO in gravidanza

Il training autogeno è fra le tecniche di rilassamento più utilizzate durante la gravidanza. l’obiettivo è  promuovere un miglior equilibrio psicofisico e una maggior serenità nell’affrontare la gestazione e il parto.

Gli esercizi del training autogeno permettono di accettare con consapevolezza e positività i cambiamenti fisici e ormonali della gravidanza, diminuendo gli sbalzi di umore e aiutando a controllare l’emotività, al fine di prevenire l’insorgere di stati ansiosi e depressivi.

Il training autogeno è anche indicato per ridurre i disturbi fisici della gravidanza, che hanno una componente psicologica, quali insonnia, vomito, nausee, difficoltà respiratorie e digestive, tachicardia e tensioni muscolari.  Grazie alla concentrazione su immagini mentali positive e alla tecnica di respirazione autogena questi disturbi tendono ad attenuarsi e talvolta a sparire.

Questo metodo consente di recuperare le energie fisiche e psicologiche e di ritrovare l’armonia con sè stesse e il proprio corpo,  e favoriscono l’instaurarsi di un dialogo interiore positivo.

Man mano che si avvicina il momento del parto la donna diventa sempre più cosciente del dolore che dovrà affrontare durante il travaglio, fino alla nascita del proprio figlio e questo genera vissuti di paura e ansia, che aumentano la fragilità psicologica della futura mamma.

La tecnica del training autogeno aiuta la gestante ad affrontare il parto con una risorsa in più, ovvero la possibilità di abbattere i livelli di ansia e tensione, riducendo di conseguenza la percezione del dolore e favorendo un parto sereno e meno traumatico, per mamma e bambino.

Inoltre, questa tecnica consente di lavorare sulla conoscenza di sé e sulla capacità di autocontrollo; le neo mamma, coscienti di aver affrontato un momento così delicato ricorrendo a proprie risorse, rafforzano così la propria autostima e fiducia in sè stesse.

Ciò che distingue il training autogeno dalle altre tecniche risiede nel fatto che gli esercizi, una volta appresi con la supervisione di un conduttore, possono essere ripetuti in autonomia a casa o in qualsiasi altro luogo tranquillo per gestire nell’immediato i momenti di difficoltà, sia di natura fisica, sia emotiva e psicologica.

Il benessere psicofisico generato dal training autogeno, quindi, accompagnerà le future mamme per tutta la gravidanza fino al parto e sarà una risorsa importante anche nei primi momenti di vita del bambino, per ritrovare l’energia necessaria a rispondere in modo più sereno alle esigenze del nuovo nato.

 

Dott.ssa Bianco Alessia, psicologa clinica a conduttrice di training autogeno

 

Osteopatia e recettore podalico


Un caso clinico di integrazione multidisciplinare

Immagine1Il neuroma di Morton

Un fortunato approccio interdisciplinare

E’ sempre molto difficile sviluppare un tema, un’esperienza professionale o una caso clinico senza finire o in troppo umili rappresentazioni della nostra amata professione o in troppo alte e a volte incomprensibili racconti sui poteri che le nostre mani apprendono con il tempo e con il lavoro giornaliero; non rimane quindi che raccontare una storia per quella che è, sperando sia di interesse per qualcuno o per alcuni dei suoi aspetti. Alcune settimane fa ho fatto la conoscenza, perchè in visita da me, di un simpaticissimo calciatore, nonchè ottico; dopo una bella chiaccherata sull’importanza della collaborazione tra le nostre rispettive figure, passiamo al racconto del problema che lo portava a bussare alla mia porta. Mi racconta che da alcuni mesi soffre per un dolore al piede  a causa di un neuroma di Morton; questo disturbo non è altro che un tipo di fibrosi perinervosa, che porta ad un ispessimento della guaina di un nervo sensitivo. La sua forma più diffusa è quella tra il terzo e quarto metatarso del piede; le cause sono diverse, ma quasi sempre riconducibili ad un aumento del carico nella zona menzionata. Nel tempo questo tipo di disturbo porta con sè anche irritazione e ispessimento del nervo ed è accompagnata da notevole dolore.

Immagine3L’ortopedico propone giustamente l’intervento chirurgico, e consiglia, con poco ottimismo aggiunge il paziente, di consultare un’altra figura professionale, per provare quantomeno a lenire il dolore. Non escludendo a priori l’intervento, propongo di procedere per qualche settimana con un approccio terapeutico multidisciplinare, per valutarne insieme l’efficacia; il paziente si dichiara curioso e fiducioso e così procediamo.

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Come primo approccio è stato fondamentale procedere ad una valutazione posturale, per osservare la distribuzione dei carichi ed il funzionamento quindi dei recettori: i primari, l’occhio e il piede, e successivamente quelli gerarchicamente sottoposti a questi (bocca, orecchio e così via).

Dopo due settimane e due trattamenti, il paziente ha riferito un netto miglioramento; nel frattempo ho rilevato le impronte del piede ed eseguito lo  studio delle solette prima e la loro costruzione poi. Le solette hanno consentito, grazie ad un cuneo posizionato esternamente, di spostare lievemente il carico dal terzo-quarto raggio del piede; inoltre l’uso di una goccia di scarico, proprio in prossimità del neuroma, ci ha permesso di ridistribuire ulteriormente il peso.Dopo pochi giorni di utilizzo il paziente si è dimostrato entusiasta ordinando un altro paio di solette specifiche per le scarpe da calcio.

Immagine4Un piccolo successo che dimostra, qualora ancora ve ne fosse bisogno, l’importanza dell’interdisciplinarietà  e della collaborazione fra le diverse figure professionali, che possono essere di sicuro un valore aggiunto al nostro lavoro.

Daniele Dessì, Dottore in Scienze Motorie, Osteopata

BIORISONANZA “una lente di ingrandimento sul nostro benessere”


bio1COSA SIGNIFICA SALUTE ?

Nella sua ultima definizione di salutel’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) cita quanto segue:

“Stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia”

Nasce, di conseguenza, la logica domanda: quante sono le strutture sanitarie che si occupano di salute seguendo la definizione dell’OMS?
Probabilmente la stragrande maggior parte di esse sono concentrate nell’individuare l’eventuale presenza di una malattia, impegnandosi nella sua descrizione, sia quantitativa che qualitativa (diagnosi), per poi adottare una serie di misure (terapie) atte ad eliminare per quanto possibile l’”intruso” evidenziato.
Ma nel momento in cui una persona non “ospita” nessuna malattia, può essa definirsi in salute? Può essa affermare di vivere in uno stato di completo benessere fisico, psichico e sociale? Può una struttura sanitaria descrivere sia da un punto di vista quantitativo che qualitativo la salute dei propri assistiti?

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Siccome nella definizione di salute troviamo il termine benessere, diamo uno sguardo alla definizione che ne da sempre l’OMS:

“Il benessere è lo stato ottimale di salute di singoli individui e di gruppi di persone. Due sono gli aspetti fondamentali: la realizzazione delle massime potenzialità di un individuo a livello fisico, psicologico, sociale, spirituale ed economico, e l’appagamento delle aspettative del proprio ruolo nella famiglia, nella comunità, nella comunità religiosa, nel luogo di lavoro e in altri contesti”.

 Quest’ultima definizione ci induce ad affermare che rare, anzi rarissime, sono le strutture sanitarie che effettivamente si occupano della salute delle persone e, ancor meno, del loro benessere.

COME SI VALUTA LA SALUTE?
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COSA SI FA OGGI
Attualmente la maggior parte delle strutture sanitarie sono organizzate per la valutazione di una presenza/assenza di eventuali malattie e per una sua conseguente cura.
Esse, cioè, si “occupano” di solo una parte della salute descritta dall’OMS. Nel caso in cui il soggetto non “ospitasse” nessuna malattia viene definito in salute e, nel caso in cui, invece, esso stesse vivendo una sintomatologia si prescrivono una serie di farmaci e/o terapie atte ad eliminarla.
A tutto ciò occorre aggiungere che molto spesso le strutture sanitarie utilizzano in maniera impropria il temine di prevenzione, “confondendolo” con il concetto di diagnosi precoce. Infatti, la prevenzione mira a valutare e potenziare lo stato di salute delle persone per “prevenire” quanto possibile l’insorgenza di una malattia.
Nel caso invece della diagnosi precoce si organizzano una serie di esami atti ad individuare la presenza/assenza della malattia stessa con lo scopo di individuarla il più precocemente possibile.
E’ evidente che si tratta di due concetti molto diversi tra loro che hanno conseguenze operative ed effetti sul paziente assai distinti. 

La salute è responsabile di ogni singolo individuo. La maggior parte dei problemi ha componenti importanti nello stile di vita. Il medico viene chiamato in causa quando ormai è stato già raggiunto un certo livello di danno.
Ecco perché al Gesundheit abbiamo un cartello che recita:
per favore vivete una vita sana, la medicina è una scienza imperfetta. (Patch Adams)

COME SI VALUTA IL BENESSERE FISICO, PSICHICO E SOCIALE?

bio5Per poter valutare il benessere fisico, psichico e sociale, e non solo quindi la presenza/assenza di un’eventuale malattia, la Biorisonanza è la tecnologia in grado di evidenziare le reattività elettromagnetiche del sistema nervoso centrale attraverso un sistema in biofeedback appositamente progettato. La fisica moderna ci ha insegnato come l’organizzazione della materia avviene grazie ad un “progetto” energetico informativo che è il risultato di tutte le interferenze elettromagnetiche presenti nella dimensione che abitiamo. Ogni singolo atomo, inoltre, è composto per circa il 99% da energia e per solo 1% da materia.
La Biorisonanza non si occupa di diagnosi medica, in quanto essa non è stata progettata per la ricerca e la parametrizzazione della malattia e di conseguenza non è utile in nessun modo per individuare e/o trattare patologie di qualsiasi genere.
La Biorisonanza fotografa le reattività elettromagnetiche dei tessuti, dando così un indicazione del livello di stress psichico e fisico presente durante la valutazione. La tecnologia utilizzata presso Fisiologico è sicuramente tra le più precise a tale scopo, in quanto in grado di effettuare un’analisi trivettoriale e non monovettoriale.
Un diario di oltre 30 pagine, studiato appositamente per aiutare il cliente ad aumentare la propria consapevolezza sui livelli di stress in lui presenti, verrà inviato comodamente tramite posta elettronica in un paio di ore dall’effettuazione della valutazione.

Non basta prevedere la malattia per guarirla, occorre insegnare la salute per conservarla. (Ippocrate)

Renè Mario Cavilli, Dottore in Scienze Motore, Osteopata

Introduzione allo Yoga: storia e benefici


unnamedYoga è un termine sanscrito, deriva dalla radice “yui”, che significa, unire, legare insieme, aggiogare. Lo yoga utilizza un insieme di pratiche psico-fisiche volte a raggiungere la consapevolezza di sé e della realtà. È una disciplina educativa del corpo e della mente, che ha come fine principale una coscienza priva di condizionamenti.

“YOGAH – CITTAVRITTI – NIRODHAH – LO YOGA È L’ARRESTO DEI PROCESSI MENTALI”
(YOGA SUTRA DI PATANJALI, CAP . PRIMO, SAMADHI PADA, SUTRA 2)

Possono essere individuati   almeno 12 tipi Di Yoga

  1. Hatha yoga: Lo yoga più conosciuto in Occidente, ha l’obiettivo del controllo del corpo fisico per la perfetta salute ed il controllo delle energie vitali.
  2. Karma yoga: Lo yoga dell’azione distaccata, i suoi frutti e risultati, sono offerti alla coscienza universale.
  3. Jnana yoga:   Lo yoga che ha come obiettivo il risveglio della capacità di discernimento e la sua amplificazione.
  4. Kundalini yoga: Lo yoga per risvegliare la forza che allo stato latente risiede alla base della colonna vertebrale (muladhara chakra).
  5. Raja yoga: Lo yoga che mira all’aumento della forza mentale, al suo controllo, e al risveglio del terzo occhio (ajna chakra).
  6. Bhakti yoga: Lo yoga della devozione e dell’amore (della divinità personale).
  7. Tantra yoga: Lo yoga dell’espansione individuale della coscienza, attraverso l’integrazione di svariate e complesse tecniche, compresa l’attività sessuale – per realizzare una grande accelerazione della crescita spirituale, attraverso la sublimazione del potenziale energetico sessuale dell’essere umano
  8. Laya yoga: Lo yoga della fusione con determinate sfere di energia infinita dell’universo.
  9. Yantra yoga: Lo yoga che ricerca la fusione telepatica con energie o sfere di forza dell’universo tramite dei disegni geometrici speciali (yantra).
  10. Maha vidya yoga: Lo yoga che ricerca la fusione con le 10 forze cosmiche fondamentali.
  11. Yoga integrale: Lo yoga che ricerca la sintesi delle principali forme di yoga menzionate.
  12. Tipi Di Yoga

 

Hatha yoga: Lo yoga più conosciuto in Occidente, ha l’obiettivo del controllo del corpo fisico per la perfetta salute ed il controllo delle energie vitali.

Karma yoga: Lo yoga dell’azione distaccata, i suoi frutti e risultati, sono offerti alla coscienza universale.

Jnana yoga:   Lo yoga che ha come obiettivo il risveglio della capacità di discernimento e la sua amplificazione.

Kundalini yoga: Lo yoga per risvegliare la forza che allo stato latente risiede alla base della colonna vertebrale (muladhara chakra).

Raja yoga: Lo yoga che mira all’aumento della forza mentale, al suo controllo, e al risveglio del terzo occhio (ajna chakra).

Bhakti yoga: Lo yoga della devozione e dell’amore (della divinità personale).

Tantra yoga: Lo yoga dell’espansione individuale della coscienza, attraverso l’integrazione di svariate e complesse tecniche, compresa l’attività sessuale – per realizzare una grande accelerazione della crescita spirituale, attraverso la sublimazione del potenziale energetico sessuale dell’essere umano

Laya yoga: Lo yoga della fusione con determinate sfere di energia infinita dell’universo.

Yantra yoga: Lo yoga che ricerca la fusione telepatica con energie o sfere di forza dell’universo tramite dei disegni geometrici speciali (yantra).

Maha vidya yoga: Lo yoga che ricerca la fusione con le 10 forze cosmiche fondamentali.

Yoga integrale: Lo yoga che ricerca la sintesi delle principali forme di yoga menzionate.

HATHA YOGA

La leggenda racconta che lo Hatha Yoga all’inizio fosse insegnato dal dio Shiva alla sua consorte Parvati. Un pesce, nuotando nelle acque dell’Oceano Indiano passò vicino ad una caverna, dove fu attirato da una voce melodiosa e suadente. Era il dio Shiva che illustrava alla sua sposa Parvati le posizioni (asana) dello yoga, da lui aveva creato e riservato esclusivamente agli dei. Il pesce, ascoltava ciò che veniva detto, subendo una radicale metamorfosi, si trasformò in uomo. Da quel giorno, Matsyendra, che in sanscrito significa “pesce fatto uomo”, trasmise in segreto le tecniche che imparò dal dio ai suoi discepoli, diventando il primo yogi.

Lo Hatha Yoga, è lo Yoga più diffuso nel mondo, per gli evidenti benefici che apporta a livello, sia fisico, sia psicologico. Non è una semplice ginnastica, ma una disciplina complessa, che comporta una progressiva purificazione del corpo e percezione cosciente delle energie che stanno dietro alle differenti funzioni e al loro rapporto con il mentale.  Lo Hatha Yoga è costituito da:

Asana: le posizioni che si assumono con il corpo

Kriya: i movimenti che attivano la circolazione e l’energia nervosa

Mudra: posizioni fatti con le mani che stimolano a livello neuromuscolare

Bandha: definite “legature”, sono contrazioni di determinate parti del corpo.

Questi elementi insieme, promuovono la funzionalità delle principali ghiandole endocrine e danno una direzione all’energia vitale. Il termine Hatha è composto da Ha (sole) e Tha (luna) simboli delle due polarità dell’energia, positiva (+) e negativa (-). Ogni manifestazione della vita nell’universo è realizzata per la loro continua interazione, in particolare:

Il sole è Prana, energia di espansione,

La luna è Apana, energia di riduzione.

L’obiettivo dello Hatha Yoga è ottenere la pace della mente con l’equilibrio tra le due polarità. Importantissime, assieme delle quattro pratiche dell’Hatha Yoga (Asana, Kriya, Mudra, Bandha), sono le pratiche di purificazione, tra queste tra c’è il Pranayama, la scienza dello sviluppo della forza vitale attraverso l’uso e il controllo del respiro.

Il Pranayama:

1) Realizza l’apprendimento e lo sviluppo della respirazione corretta, aiutando a

mantenere la salute fisica e mentale.

2) Introduce allo stato meditativo.

3) Stimola il risveglio di Kundalini (l’energia posta alla base della colonna vertebrale).

LE ÂSANA

Lo Hatha Yoga è basato su; posizioni statiche, sequenze di esercizi dinamici (come i saluti al sole), tecniche di respirazione e purificazioni fisiche. Le posizioni statiche, in sanscrito âsana, sono posizioni del corpo codificate per il controllo delle funzioni fisiologiche e la purificazione dei canali energetici, possono essere classificate in posizioni:sedute, in ginocchio, in piedi, prone, supine, capovolte. Quelle descritte nei trattati yogici hanno nomi in sanscrito, alcuni derivati dalla mitologia induista o nomi di animali. Per consentire le pratiche meditative, devono essere mantenute in modo statico anche a lungo, quindi; “devono essere stabili e comode”, come è affermato nello Yoga-Sûtra di Patañjali. Una esecuzione efficace e gradevole delle sequenze di Hatha Yoga viene ottenuta con la pratica costante e il tempo, eseguendo ogni âsana nel modo corretto. Per la corretta esecuzione delle âsana: di deve:

  • prima di assumere la posizione rilassarsi completamente
  • usare solo i muscoli strettamente necessari per mantenere la posizione, rilassare tutti quelli non usati.
  • evitare movimenti bruschi
  • mai forzare la posizione, eseguire solo quello che è possibile di un’âsana, ma anche evitare di essere pigri nell’esecuzione
  • per assume meglio la posizione, durante la espirazione, lasciare che sia il graduale scioglimento di muscoli e articolazioni a farci entrare nel modo migliore nella posizione
  • alla fine, dalla posizione si esce lentamente e per alcuni istanti di osservano i suoi effetti sul nostro corpo e la nostra psiche
  • è importante mantenere un sorriso interiore per tutta la durata della pratica

Buon allenamento e  namaste!

Enrico Degani, Dottore in Scienze Motorie

Il benessere dei piedi


 

Il piede, colui che ci permette di correre, saltare, camminare, COLUI CHE CI SOSTIENE!piede1

Meraviglioso prodigio di architettura e di ingegneria meccanica, che troppo spesso purtroppo maltrattiamo, costringiamo e dimentichiamo.

Lo scopo di questo articolo (che non ha la pretesa di essere una lezione completa su un argomento tanto complesso) è, attraverso consigli di facile applicazione, di fornire qualche semplice consiglio per apportare un beneficio globale e riscoprire una parte fondamentale del nostro corpo.

I nostri piedi, metaforicamente, possono essere accumunati alle fondamenta di una casa o alle gomme di una macchina. Chi di noi avrebbe la pretesa di vivere in una casa stabile, resistente alle intemperie, in grado di fornirci un effettivo riparo, senza prima verificare la solidità delle sue fondamenta? E chi di noi penserebbe mai di percorrere tanta strada, senza sbandare, senza intoppi, insomma in piena sicurezza, avendo delle gomme usurate che da troppo tempo non controlliamo?

Credo nessuno! Eppure, traslando il concetto al nostro corpo, ci comportiamo esattamente in questo modo: pretendiamo di non avere alcun sintomo a livello delle nostre articolazioni ( caviglia, anche, colonna) o dei nostri muscoli (glutei,erettori della colonna) senza considerare che un primo importante aiuto lo avremmo prendendoci più cura dei nostri piedi!

In un mondo in cui la fretta e lo stress la fanno da padroni, riscopriamo e impariamo a dedicare tempo e amore al nostro corpo, iniziando così un bellissimo percorso verso il pieno benessere.

Invito, pertanto, chiunque a seguire alcune semplici indicazioni. I miglioramenti non tarderanno! Di sicuro, anche immediatamente, troverete benefici di grande portata. Non dobbiamo dimenticarepiede2, infatti, che il piede, secondo la riflessologia plantare, rappresenta una mappa di tutto il nostro corpo, ove trovano spazio e collocazione muscoli, organi, strutture ossee, etc. In quest’ottica, quindi, ponetevi questa domanda ogniqualvolta abbiate un dolore al piede: è realmente un problema a carico di questa struttura, o forse è il segno di un malessere di una struttura a distanza, che grazie alle mappe zonali ci chiede attenzione?

Ecco allora alcune semplici “regole” per avere dei piedi in salute.

piede3REGOLA 1: LA SCELTA DELLE SCARPE

La scelta della calzatura deve rispettare le caratteristiche del piede che deve proteggere. Le scarpe devono essere scelte anche in funzione dell’utilizzo a cui sono destinate. Utile in tal senso rivolgersi ad un professionista per consigli specifici e adattati.

 

 

piede4REGOLA 2: MASSAGGIARE E MOBILIZZARE

Come le nostre mani, anche i nostri piedi hanno il diritto ed ancor più la necessità di essere mobili ed elastici. La sera mentre siamo comodi davanti alla televisione iniziamo a massaggiare i nostri piedi. Partiamo dalle dita, mobilizzandole in tutte le direzioni (vi accorgerete di quanto possano essere rigide), proseguiamo massaggiando l’arco mediale per poi arrivare al calcagno, che va mosso in senso orario e antiorario. Passiamo a mobilizzare e massaggiare la regione metatarsale. Concludiamo con alcuni esercizi attivi durante i quali allarghiamo, chiudiamo, flettiamo ed estendiamo le dita più volte.

 

REGOLA 3: IL PEDILUVIO

piede5Riscopriamo il benessere con una semplice bacinella contenente acqua e mettendo i piedi a bagno. In linea generale, l’acqua fresca è ottima per piedi gonfi e stanchi, l’acqua tiepida per piedi freddi. All’occorrenza è possibile aggiungere anche qualche goccia di oli essenziali.

essenziale di zenzero in caso di estremità fredde e/o in presenza di malattie da raffreddamento

Olio essenziale di menta per estremità calde

Olio essenziale di lavanda per il rilassamento generale

Olio essenziale di tea tree in presenza di micosi e verruche

REGOLA 4: UTILIZZAREpiede6

Camminare è il modo più naturale e funzionale di stimolazione del piede.
Dedichiamo del tempo a noi stessi andando a camminare; quando sia possibile togliamo le scarpe e riassaporiamo il contatto con la terra. La stimolazione attraverso un gesto così semplice (che ormai in moltissimi non viviamo più) non solo risveglierà i nostri piedi ma stimolerà punti riflessoterapici. Ci accorgeremo che non solo i nostri piedi saranno più mobili ed elastici, ma che facilmente, anche quel fastidioso doloretto, al ginocchio o alla schiena, sarà diminuito o scomparso del tutto; la nostra digestione sarà più veloce e il nostro intestino più regolare. Avremo così scoperto un modo semplicissimo e pratico di rimanere nel pieno benessere a cui il nostro organismo aspira continuamente !

Amiamo i nostri piedi, amiamo il nostro corpo…e il nostro corpo non potrà far altro che amarci e ringraziarci.

Davide Bacco, Dott. in Scienze Motorie, Osteopata